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1200 a.C. Tribù perdute

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Le tribù perdute

Durante l'Esodo dall'Egitto (1250 a.C. ca., secondo una delle più accreditate versioni; altre parlano del 1400 a.C. ca.), appena dopo il passaggio del Mar Rosso, la tribù di Dani e quella di Giuseppe si perdono e non riescono più a ricongiungersi col grosso degli Ebrei.

Dopo lunghe peregrinazioni e vicissitudini (40 anni) si stanziano nell’attuale Kurdistan [da qui deriva la teoria della parentela genetica tra Curdi ed Ebrei che sembra ultimamente avvalorata da esami approfonditi del DNA], i capi della tribù di Dani decidono di proseguire l’esodo, nel tentativo di ricongiungersi col resto degli Ebrei; dopo circa 12 anni si stanziano definitamene nell’attuale Pisidia, col consenso degli Ittiti.


Il potere è affidato ad un Gran Sacerdote che, eletto dall’assemblea degli anziani, viene detto “Lakuna” (nome con cui verrà temporaneamente confusa l’intera popolazione) termine che in Etrusco diverrà “Lucumo”.

In Pisidia gli Ebrei (Dani) restano circa 100 anni (1190-1080 a.C.) adottandone in parte il linguaggio che risulta alla fine incomprensibile sia dagli Ebrei veri e propri che dagli Pisidi (che parlano un linguaggio Indoeuropeo) come la stessa scrittura che adotta il sistema alfabetico dell’Anatolia occidentale, simile a quello greco, sia pure con modifiche di tipo semitico occidentale; anche il nome che gli stessi si danno diviene “Thynoi”.

Dopo varie vicissitudini (guerra di Troia, in cui i Thynoi sono nemici dei Greci), devono lasciare la Pisidia sotto il comando del vecchio Tarcynus, attorno al 1070 a.C. raggiungono l’isola di Lemmo, dove il vecchio sacerdote, con una minoranza della popolazione, decide di fermarsi [così si spiega la presenza di una lingua simile all’Etrusco, parlata anticamente nell’isola]; la maggioranza, dopo aver nominato il giovane figlio di Tarcynus, Mezentius nuovo Lakuna, abbandona l’isola e sbarca in Tracia (1068 a.C.).

Da qui dopo oltre 7 anni di viaggio attraverso i Balcani i Thynoi (il cui nome si è nel frattempo modificato in Tyrrsenoi, per distinguersi da quelli rimasti a Lemmo) si reimbarcano nei pressi dell’attuale Valona (1061 a.C.) ma, travolti da una tempesta vengono spinti fino a Creta, dove restano 7 anni (leggenda del Minotauro).

Reimbarcatisi (1054 a.C.) giungono in Marmarica dove vengono cacciati dalle forze egiziane (le fonti egiziane riportano trai “Popoli del mare” i “Tursha” ,forse dal nome egizio della città di Troia, “Taruisas”) e da qui dopo un viaggio di 7 anni (1047 a.C.), approdano in una zona nebbiosa e paludosa (delta del Po? Lagune costiere venete?) dove una parte della popolazione si allontana durante una forte nebbia, raggiungendo le Alpi Retiche dando origine a Reti [ecco spiegata la connessione tra lingua e alfabeto retico e quello etrusco].

Da qui Mezentius, col figlio Tyrsenus e il resto della sua gente si reimbarca e raggiunge dopo 7 anni la Sardegna (1040 a.C.) dove alcuni dei suoi decidono di restare [spiegando così le parentele tra l’etrusco e un’antica lingua pre-punica parlata nella Sardegna orientale] mentre il grosso prosegue e raggiunge il golfo di Follonica occupando l’Isola d’Elba e sbarcando sul continente.

Scoppia una guerra coi Villanoviani, che ha termine quando Mezentius, dopo aver vinto e ucciso il Re Fufluna (dell’omonima città, divenuta oggi Populonia), ne sposa la sorella, mentre Tyrsenus ne sposa la figlia (1033 a.C.).

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