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1934 Barthou

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9 ottobre 1934: Re Alessandro I di Jugoslavia raggiunse il porto di Marsiglia a bordo dell’incrociatore Dubrovnik; lo attendeva per l’accoglienza ufficiale lo stesso ministro degli esteri francese Barthou. Entrambi furono vittima di un attentato posto in essere da estremisti croati, appartenenti all’ala degli ustascia capeggiata da Kvaternik e Ante Pavelic, che Mussolini aveva in qualcho modo appoggiato. Alla morte di Barthou cadde il governo Doumergue, e con il nuovo ministro degli esteri Pierre Laval, nel governo di Pierre-Etienne Flandin, la politica estera francese ricadeva nelle incertezze.
... e se ...
Se l’attentato fosse fallito, Barthou avrebbe continuato nella sua chiara e determinata politica antitedesca, con l’obiettivo di stringere un patto con l’Urss, appena ammessa alla SdN. Barthou intendeva convincere l’Italia ad una politica comune rispetto alla penisola balcanica e sperava, parallelamente, di convincere la Jugoslavia a migliorare le sue relazioni con l’Italia. A sua volta Mussolini sperava, dai negoziati, di piegare i francesi all’appoggio della politica italiana in Africa Orientale in cambio di una scelta antirevisionistica.
L’incontro tra Barthou e Alessandro I porta ad una chiarificazione tra Francia e Jugoslavia; Barthou rassicura Alessandro I della pacificità delle intenzioni di Mussolini e si mostra comunque intenzionato a premere per preservare l’integrità territoriale jugoslava.
Nel frattempo Mussolini ritira l’appoggio al separatismo croato, con opportune misure di polizia.

Il 5.XI.’34 Barthou si incontra con Mussolini a Roma: fu l’occasione per la firma di una serie di accordi che costituivano la base di un’intesa strategica tra Francia e Italia (accordo segreto Mussolini-Barthou) [Mussolini-Laval, 7.I.’35]:

  • procès verbal di
    • riconoscimento del reciproco interesse alla stabilità dell’Europa Centrale e all’indipendenza dell’Austria
    • impegno a non interferire negli affari interni dei paesi dell’area e a stipulare una convenzione generale, estesa a tutte le parti interessate, in attesa della quale Francia e Italia si sarebbero consultate reciprocamente e con l’Austria per garantire il mantenimento dell’indipendenza e dell’integrità territoriale austriaca
    • concertazione per una comune condanna nel caso che la Germania decidesse di modificare unilateralmente le sue obbligazioni in materia di armamenti, procedendo secondo il principio della completa libertà di armarsi
  • trattato bilaterale sui rispettivi interessi in Africa:
    • regolamentazione dello status dei cittadini italiani in Tunisia nel senso voluto dai francesi: tutti i figli nati in Tunisia da cittadini italiani sarebbero stati sottoposti alla normativa riguardante la nazionalità francese
    • aggiustamento dei compensi coloniali sulla base del “Patto di Londra”: Costa dei Somali, 113.000 kmq di deserto libico, 2500 azioni della ferrovia Gibuti - Addis Abeba
  • due protocolli segreti sulla questione etiope:
    • impegno italiano a non fortificare la costa eritrea antistante la baia di Bab-el-Mandeb
    • impegno francese a non cercare in Etiopia la soddisfazione di altri interessi se non quelli economici relativi al traffico della ferrovia Gibuti - Addis Abeba --> formula di désistement francese rispetto all’Etiopia, e concessione all’Italia di main libre nella regione

--> pieno accordo per l’allineamento di Francia e Italia rispetto alla questione austriaca, al riarmo tedesco e alla politica balcanica
Gli accordi Mussolini-Barthou si inseriscono in un periodo in cui Mussolini, sull’onda dei risentimenti per la politica tedesca in Austria, propende a collaborare con la Francia per controbilanciare la Germania.
Fine giugno ’35: processo verbale Badoglio-Gamelin per una collaborazione militare rispetto ad un’azione tedesca in Austria.

Il 13.I.’35 si vota per il plebiscito di annessione della Saar alla Germania. Barthou si spende per combattere con ogni mezzo la propaganda filotedesca, sottolineando il differenziale democratico tra la Terza Repubblica francese e il Reich. Il 55% [90%] dei saaresi opta comunque per la Germania, più vicina culturalmente e storicamente.
Le relazioni franco-tedesche vengono segnate ancora più duramente dall’annuncio, il 16.III.’35, che la Germania ristabiliva il servizio militare obbligatorio. La clamorosa violazione dell’art. 173 del Trattato di Versailles porta alla ricostituzione del Fronte di Stresa: Mussolini, Barthou e MacDonald si incontrano a Stresa (11-14 aprile 1935).
Barthou era consapevole che senza una chiarificazione sulle intenzioni italiane in Etiopia il Fronte di Stresa sarebbe rimasto un’avvenimento effimero. Mussolini si accorda segretamente con Barthou e Simon, ministro degli esteri inglese, sulla base del patto tripartito del 1906 (che comprendeva un parziale diritto italiano di tutela sull’Etiopia), perchè venga lasciata mano libera all’Italia per porre sotto controllo l’Etiopia: l’Italia riconosce la salvaguardia degli interessi inglesi in economia e sulla gestione delle acque del lago Tana, e gli interessi francesi sulla ferrovia Gibuti - Addis Abeba; in cambio l’Italia può muovere per porre sotto controllo il regno etiope.
Il pretesto è un incidente di frontiera, a Ual Ual, nel giugno ‘35, in cui un drappello d’italiani è stato trucidato dagli etiopi; nell’occasione l’Etiopia si attira la condanna della Francia e dell’Inghilterra. Trovandosi isolato e sotto la pressione di un conflitto, il negus deve accettare: il controllo italiano si concretizza con un mutamento di confini di Eritrea e Somalia (Ogaden) e un protettorato sull’Etiopia. A ottobre il negus tenta un’insurrezione e fa uccidere diversi drappelli italiani nella capitale. Mussolini decide di intervenire più duramente, con il silenzio-assenso inglese e francese, depone Hailè Selassiè e incorona Vittorio Emanuele III Imperatore d’Etiopia. Divenuta potenza imperiale, l’Italia non ha più ambizioni da soddisfare, collocandosi ben piantata nel campo antirevisionista.

--> ritiro dei “volontari” italiani nelle guerra di Spagna
--> niente patto d’acciaio
--> Hitler fermato all’inizio della sua impresa

02.05.1935 accordo di mutua assistenza Francia-Urss + Cecoslovacchia
Barthou continua a tessere la sua rete diplomatica avversa alla Germania nazista, rendendone fulcro la Francia:
* cordiale intesa con la Gran Bretagna
* intesa con l’Italia
* mutua assistenza con Urss e Cecoslovacchia
* Piccola Intesa con Cecoslovacchia, Romania, Jugoslavia
* Intesa Balcanica: Romania, Jugoslavia, Grecia, Turchia

Giugno 1935: britannici e tedeschi riprendono a Londra le conversazioni bilaterali per il disarmo navale (ossia sulla regolamentazione del riarmo tedesco).
Baldwin infatti non vede di buon occhio la potenza diplomatica della Francia sul continente, la sua amicizia con i sovietici e con gli italiani, rivali nel Mediterraneo.
Poco prima della firma, prevista per il 16 giugno, Barthou si reca a Londra per dissuadere Balwin dal firmare il trattato. Esso infatti, secondo Barthou, avrebbe sanzionato il trionfo della diplomazia bilaterale di Hitler e frantumato il Fronte di Stresa.

  • A) BALDWIN NON FIRMA IL PATTO NAVALE ANGLO-TEDESCO

Barthou riesce a convincere Baldwin a sospendere la firma del trattato.

  • B) BALDWIN FIRMA IL PATTO NAVALE ANGLO-TEDESCO

2 marzo 1936: Hitler ordina la rioccupazione militare della Renania demilitarizzata.
Secondo il Trattato di Versailles (artt. 42 e 43) una fascia di territorio profonda 50 km dalla riva sinistra del reno avrebbe dovuto essere demilitarizzata; tali determinazioni erano state confermate dal trattato di Locarno del ’25, con una clausola che prevedeva che l’entrata di truppe tedesche nella zona demilitarizzata sarebbe stata considerata come una violazione del trattato, cioè come atto di aggressione, consentendo alla Francia una strategia di “difesa attiva”.
I tedeschi affermavano però, mentendo (esisteva infatti la connessione tra il patto e l’art. 16 del Covenant della SdN), che il patto di Locarno fosse in contraddizione con il trattato di assistenza franco-sovietico firmato il 2.V.’35 e non ancora ratificato agli inizi del ’36.
Il 27 febbraio la Camera francese ratificò il trattato con l’Urss.
Il 2 marzo Hitler diede al ministro della guerra l’ordine di rioccupare la Renania entro il 7 marzo. Solo poche divisioni erano disponibili, e gli uomini messi in campo in tutto 36.000. Nessuno osò o volle muoversi. Nessuno si rese conto della fragilità delle forze tedesche. Gli stessi francesi credettero che Hitler avesse impiegato una ventina di divisioni, con oltre 100.000 uomini.
Intanto le truppe della Wehrmacht venivano accolte trionfalmente dalla popolazione; Hitler diede l’ordine di costruire lungo il confine francese la linea Sigfried.

Una reazione immediata dei Francesi, dei loro alleati e degli altri garanti dell’assetto renano avrebbe segnato una seconda sconfitta per Hitler, dopo il fallito putsch austriaco contro Dollfuss.
Se fosse stato ancora ministro degli esteri francese l’antitedesco Barthou (morto in un attentato a Marsiglia nel ‘34), la Francia avrebbe bissato l’occupazione della Renania nel ’23. Il consiglio della SdN avrebbe condannato l’azione tedesca e legittimato l’intervento francese, accompagnato da truppe italiane ed inglesi, paesi garanti dell’assetto di Locarno. La seconda sconfitta hitleriana provoca gravi disordini interni in Germania: un colpo di stato interno dei nazi-pacifisti (Goering, Schacht) porta all’omicidio di Hitler e alla sua sostituzione al vertice del Reich.

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