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1950 escalation Corea

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1950: escalation della Guerra di Corea

Nel 1948 Harry Truman vince le elezioni americane, battendo il favorito democratico Dewey. Il 25 giugno 1950 la repubblica popolare nordcoreana di Kim Il Sung, armata dall'Urss, invade la Corea del Sud superando il 38° parallelo. Due giorni dopo Truman fa votare al Consiglio di sicurezza Onu una risoluzione che condanna l'aggressione e autorizza l'intervento armato; l'Urss, ritiratosi nel '49 dal consiglio in reazione all'appoggio dato agli Usa alla Cina nazionalista contro la Cina popolare, non può opporre veto. Le operazioni sul campo sono affidate al generale Douglas McArthur, già eroe della seconda guerra mondiale e proconsole imperiale in Giappone. Ma McArthur, col passare del tempo, è diventato megalomane e ferocemente anticomunista.

Il 5 settembre '50 le truppe nordcoreane arrivano fino quasi a Pusan (massima avanzata); il contrattacco riporta però le truppe Onu a raggiungere il 38° parallelo il 30 settembre, e in un mese ad arrivare non lontano dal fiume Yalu, confine cinese. La Cina di Mao però invia proprie truppe di "volontari" in sostegno dei nordcoreani e il 26 novembre le truppe Onu sono respinte di nuovo oltre il 38° parallelo. Il 4 gennaio '51 Seul è conquistata da cinesi e nordcoreani; sarà ripresa il 14 marzo. Nel corso dell'anno il fronte si stabilizza al 38° parallelo. Il 1° febbraio 1951 l' assemblea generale dell'Onu condanna la Cina come aggressore. McArthur vuole portare la guerra fino in fondo, anche a costo di entrare in territorio cinese ed usare perfino armi nucleari. Ma il 10 aprile Truman lo sostituisce col generale Ridgway. La mossa risulta inaspettata: non molti credevano che Truman potesse avere il carisma di rimuovere McArthur, vero eroe combattente del fronte pacifico nel secondo conflitto mondiale.

... e se...

E se Truman non fosse riuscito a destituire McArthur? Forse per paura di perdita di consenso, forse per mancanza di carisma: McArthur resta al suo posto e la guerra continua.

Gli Usa, aumentando le truppe sul campo, respingono le offensive cino-nordcoreane e occupano direttamente, via mare, la città costiera cinese di Antung, e la zona nordcoreana di Najin, Cheongjin e Nanam, vicino al confine con l'Urss, per tagliare i rifornimenti alle truppe coreane. Le armate Ua procedono da est e da ovest lungo il fiume Yalu, ma sono sottoposte al fuoco incrociato di cinesi a nord e nordcoreani a sud, mentre le truppe Onu in sudcorea avanzano fino ad assediare Pyeongyang, poichè i nordcoreani hanno dovuto distrarre truppe da destinare al fronte nord. Mao però reagisce ferocemente all'occupazione di Antung: la fanteria cinese avanza in massa attraverso la Manciuria, rioccupa Antung trucidando le truppe Usa ed entra in territorio nordcoreano inseguendo gli americani. Anche l'Urss reagisce e, da Vladivostok, attacca le postazioni Usa nella regione di Najin-Nanam; il piano McArthur di tagliare le linee nemiche di rifornimento è fallito.

4 aprile 1952: McArthur, per spezzare la resistenza cinese, chiede un bombardamento atomico su Pechino. Truman si oppone, ma non riesce a far recedere il generale; lo stesso Congresso approva, McArthur si impunta, e Truman finisce per acconsentire. Un B-52 decollato da Okinawa sorvola la costa del Mar Cinese fino a sganciare l'atomica sulla Città Proibita. Mao, scampato alla distruzione della capitale del Celeste Impero, porta il governo a Nanchino e chiede a Stalin un rapido bombardamento atomico sugli Usa. Stalin non può acconsentire, sapendo che un'entrata dell'Urss nel conflitto segnerebbe una nuova guerra mondiale, ma accetta di vendere alla Cina armamenti e tecnologia atomica. Il 6 aprile '52 la Cina popolare dichiara guerra agli Usa e ai suoi alleati. Nuove forze cinesi, anche grazie ai rifornimenti sovietici attraverso la Manciuria, invadono la Corea e respingono gli americani oltre Daejeon. Il 12 giugno le ultime forze Usa e Onu devono imbarcarsi dal porto di Pusan e abbandonare la penisola coreana, in cui viene istituito un governo filocinese presieduto dall'immarcescibile Kim Il Sung. Intanto, nel '52 negli Usa Eisenhower succede a Truman. Giunta in possesso dell'atomica, ma non della capacità tattica di colpire l'America, nel '53 la Cina minaccia un nuovo bombardamento atomico di Giappone e Taiwan, se questo non espellerà gli americani. I governi di Giapponese e Formosa, stretti d'assedio, devono chiedere al comando Usa di liberare i porti e le basi navali. Il generale Ridgway, succeduto a McArthur, deve accettare per non pregiudicare ulteriormente la posizione degli alleati, nonostante Taiwan abbia fatto votare al consiglio di sicurezza dell'Onu una risoluzione di condanna della minaccia atomica cinese. La flotta Usa si concentra tra Guam, Midway e Okinawa; proprio la base di Okinawa il 18 agosto '53 è colpita dall'atomica cinese. Eisenhower decide di non rispondere per via atomica e intavola con Mao la discussione per un armistizio.

Con i patti di Hong Kong (4 gennaio '54):

- viene dichiarata la cessazione delle ostilità tra Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti d'America

- la Cina popolare acquisisce il seggio nel consiglio di sicurezza dell'Onu

- Taiwan è considerata provincia cinese sotto diverso tipo di governo ("un popolo, due sistemi")

- Usa e Cina riconoscono la neutralità del Giappone

Mao però persegue per i due decenni successivi un programma di pesante riarmo marino e aereo, con la volontà di riprendere prima o poi Taiwan con la forza.

Nel tempo Mao si riavvicina all'Urss, per contenere la minaccia americana; la compattezza del blocco sovietico (la "comunanza nel destino", nelle parole di Mao) aiuta la Cina a sopportare la destalinizzazione e rinnovarsi, e ugualmente la Cina fa da spalla alla Russia di Gorbacev alla fine degli anni '80, con la riforma dei due sistemi: Gorbacev e Deng Xiaoping sono i due leader che riescono a traghettare i sistemi comunisti verso una maggiore efficienza economica attraverso l'introduzione di elementi di mercato. Nel tempo, il mercato penetra anche nei sistemi comunisti, che tendono a trasformarsi in senso socialdemocratico. La conflittualità tra Usa e Urss cala: il bipolarismo cede il posto ad un nuovo multipolarismo delle civiltà.


2) 1952: la Comunità Europea di Difesa

Dopo la creazione nel' 51 della Ceca, nel '52 De Gasperi, Adenauer e Schumann propongono la costituzione di una Comunità Europea di Difesa (Ced) che avrebbe dovuto unificare gli eserciti, ma la proposta non supera il vaglio del'Assemblée Nationale. Ancora oggi l'Europa non ha una politica estera comune.

... e se...

Se Schumann fosse stato più convincente (ad esempio accordando alla Francia l'iniziale comando della Ced, la sede dell'organizzazione, e un potere di veto dei governi sulle azioni della Ced), sarebbe potuta avvenire un'immediata integrazione delle forze armate europee e un coordinamento delle politiche estere.

A queste condizioni il Parlamento francese avalla il progetto, seguito dai legislativi degli altri 5 paesi fondatori. Il comando della Ced è posto a Le Havre, la Ced si pone come ramo europeo della Nato e ne utilizza le basi. I militari americani sono gradualmente richiamati oltreatlantico, solo pochi contingenti restano in Europa lavorando in stretto contatto con gli eserciti nazionali.

La crisi di Suez: nel '56 Nasser decide la nazionalizzazione del canale di Suez: Francia e Gran Bretagna, accordatesi con Israele, vorrebbero intervenire, ma all'assemblea della Ced la discussione si protrae, per la contrarietà degli altri paesi membri e le pressioni dei vertici Nato. Intanto inglesi e israeliani intervengono, ma devono ritirarsi per le pressioni congiunte di Usa e Urss.

Nel '57 il Trattato di Roma segna la nascita della Cee.

De Gaulle: Nel '58 De Gaulle diventa presidente francese: con la sua vocazione nazionalista e il suo progetto "terzista" rispetto a Usa e Urss, De Gaulle vorrebbe svincolare la Ced dalla Nato e dotarla di una forza nucleare autonoma per proporsi come guida di un'Europa alternativa ai due blocchi. Il dibattito è aspro, anche viste le pressioni Usa subite dalla Francia nella crisi di Suez. Ma la Nato si oppone e gli altri paesi non sono convinti; così, nel '66, De Gaulle porta la Francia fuori dalla Nato e dalla Ced, pur restando membro Cee. Nel '69 De Gaulle si dimette e gli succede Georges Pompidou: la Francia, che ha sviluppato l'atomica, rientra nella Nato e nella Ced.

Nel '73 la Gran Bretagna entra nella Cee: ma il governo di Heath rifiuta di aderire alla Ced, preferendo mantenere la "special relationship" con gli Usa. Nell'82 l'esercito inglese deve intervenire contro l'invasione argentina delle isole Falkland.

Il Parlamento Europeo, eletto per la prima volta a suffragio universale nel '79, e la Commissione suo esecutivo, assumono presto responsabilità politica rispetto alle azioni militari dell'esercito europeo. Cade il potere di veto dei governi sulla Ced.

La guerra del Golfo: Dopo la relativa tranquillità degli anni '80, in cui la Cee ha sostenuto i movimenti dissidenti nei paesi dell'est europa, nel '91 la Ced si schiera con gli Usa contro l'invasione irachena del Kuwait: le truppe europee liberano Kuwait City, ma rifiutano di seguire le truppe americane all'interno del territorio iracheno. (le risoluzioni dell'Onu (660 e 678) autorizzavano solo alla liberazione del Kuwait; Bush padre, non volendo contravvenire, impone a Schwarzkopf, già sulla strada per Baghdad, di tornare indietro. Probabilmente le forze europee, più ligie alla lettera dell'Onu, non avrebbero neanche messo piede in Iraq.)

Nel '92 Cee e Ced si unificano nell'Unione Europea: la Commissione assume pieno ruolo esecutivo nelle materie di competenza comunitaria e responsabilità politica verso il Parlamento, mentre i Consigli Intergovernativi perdono di importanza. La Francia cede il proprio posto nel Consiglio di sicurezza Onu al rappresentante del Commissario per la politica estera comune, mentre la Gran Bretagna mantiene il proprio.

La guerra in Bosnia: Allo scoppio della guerra in Bosnia a Bruxelles è istituita una Camera permanente di dialogo tra attori coinvolti e sostenitori europei (Fr, Ger, Slo, Cro, BiH, Ser). Dopo le risoluzioni Onu di condanna dell'invasione serba delle Kraijne e della Bosnia, l'esercito europeo interviene in armi nel Balcani, respingendo l'esercito serbo e catturando i capi delle formazioni paramilitari responsabili dei massacri (Arkan, Mladic). Il trattato di pace di Vienna del '94 segna la fine della guerra di frantumazione della Jugoslavia: le 5 nuove repubbliche sono riconosciute internazionalmente e ammesse all'Onu; ai profughi è garantito il diritto al ritorno; la Bosnia Erzegovina è riconosciuta come stato autonomo, diviso in cantoni etnici e misti soggetti a regimi separati.

Nel '95 una rivolta popolare, sostenuta dall'Ue, porta alla caduta del regime di Milosevic a Belgrado: il nuovo presidente, dietro assicurazioni Ue sull'ingresso, concede l'indipendenza al Montenegro (previo accordo sul diritto serbo all'uso dei porti e delle vie di comunicazione) e trasforma la repubblica in senso federale, concedendo autonomia a Kosovo e Vojvodina.

1997: nessun pilota americano ubriaco abbatte la seggiovia del Cermis (la base di Aviano è gestita dalla Ced)

Il trattato di Nizza del 2001 istituisce una Convenzione europea col compito di redigere un Trattato Costituzionale:

a) il Trattato, di più di 300 articoli, risulta oscuro e incomprensibile; i referendum nazionali di Francia e Olanda (2005) lo bocciano e lo rimettono nel cassetto

b) il Trattato, rapido e costituito da una 70ina di articoli, delinea un'Europa federale, rimandando per il resto ai trattati in vigore e alle leggi del Parlamento europeo. E' istituita, soprattutto, una polizia federale europea e un sistema giudiziario comune. I referendum di Francia, Olanda e Danimarca lo sanzionano positivamente.

Afghanistan 2001: Nell'ottobre 2001 gli Usa invadono l'Afghanistan in risposta agli attentati dell'11 settembre. L'Ue concede l'utilizzo delle basi, ma non partecipa direttamente alla campagna, nonostante le pressioni del presidente George W. Bush. Solo la Gran Bretagna di Blair partecipa attivamente col proprio esercito.

Nel 2002 inizia a circolare nei primi 12 paesi l'euro, moneta comune europea.

Iraq 2003: Nel 2003 Bush invade anche l'Iraq. Le richieste di Colin Powell al consiglio di sicurezza Onu trovano la dura opposizione del rappresentante europeo Dominique de Villepin. Ue e Cina fanno sapere che porranno il veto a una risoluzione contro l'Iraq, e Bush procede da solo, affiancato da Tony Blair. La guerra in Iraq, che si protrae per diversi anni con grandi perdite, porta ad un consistente calo di popolarità per Bush e Blair (con la Ced sarebbe stata più rapida la delega a Bruxelles della politica estera degli stati (possiamo pensare dagli anni '80 o dal '92). Con un unico esercito, un unico ministro degli esteri e un unico seggio Onu, il gioco di Bush del "divide et impera" avrebbe avuto poco successo. La discussione se seguire o no gli americani in Iraq sarebbe stata interna all'Ue, e probabilmente i dissidi tra vecchia e nuova Europa si sarebbero risolti su una posizione di compromesso, come il consentire l'uso delle basi ma non partecipare alle operazioni, vedi posizione tedesca)

Ue-25: Nel 2004 l'Ue si allarga a 25 membri, con l'ingresso dei p)aesi dell'est europeo. Allo stesso tempo viene fissato tra il 2007 e il 2012 l'ingresso di Turchia, Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Macedonia, Bulgaria, Romania, Slovacchia.

Il 2 novembre 2004 l'America è alle urne per le presidenziali: Bush viene sconfitto da John Kerry, democratico, che ha chiesto più collaborazione con l'Europa in politica estera.

Il 30 gennaio l'Iraq va alle elezioni: sono elezioni parziali e sostanzialmente di censimento etnico, con zone ancora controllate dalla guerriglia e il boicottaggio dei sunniti. Per mesi il Parlamento non riesce ad esprimere un governo, fino alla nomina di Jaafari.

Alle elezioni inglesi del 2005 c'è un clamoroso crollo della popolarità del labour, che diventa terzo partito, per la proporzionale crescita dei liberaldemocratici di Kennedy. Blair si dimette e Gordon Brown diviene premier di un governo di coalizione tra labour e lib-dem. Brown tratta con Kerry per una rapida internazionalizzazione della crisi irachena.

All'Onu Brown, Kerry e il rappresentante Ue Solana si accordano per:

- la ricostituzione dell'esercito iracheno

- la trattativa con i gruppi sunniti per il loro ingresso nel governo

- l'assetto federale del nuovo Iraq

- le trattative con i ribelli insorti per il cessate-il-fuoco

- l'affidamento dell'Iraq in amministrazione temporanea Onu con il presidio di militari russi, cinesi, europei, egiziani, pakistani, turchi, indonesiani.

Alle elezioni iraniane del giugno 2005 il pragmatico Rafsanjani, già presidente della repubblica, batte il fondamentalista Ahmadinejad, già sindaco di Teheran. (Probabilmente, senza la riconferma di Bush, le gerarchie iraniane sarebbero state più "larghe di mano" nell'epurazione dei riformisti dalle candidature; se anche Ahmadinejad fosse passato al ballottaggio al posto di Moin, la gente, più fiduciosa rispetto ad un riavvicinamento con l'America, avrebbe sostenuto maggiormente Rafsanjani. Certo è che se Bush, un mese prima delle elezioni, dice che l'Iran rappresente il peggior nemico nella regione e il fulcro dell'asse del male (non ricordo le parole esatte ma questo era il senso), fa il gioco dei radicali.)

L'amministrazione Onu riesce a far partecipare anche i sunniti al processo politico e a pacificare il territorio trattando con i gruppi disponibili ad un accordo e intervenendo militarmente contro i più estremisti e indisponibili.

Nel 2008 entra in vigore la costituzione federale irachena e sono indette nuove elezioni. Il nuovo governo si impegna in una serie di trattati bilaterali di amicizia e cooperazione con l'Iran, che si propone sempre più come potenza regionale del Golfo.

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