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Riassetto Bovi-Campeggi

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Descrizione Aree Progettuali

Le aree militari dei Prati di Caprara e la ex-zona industriale in fase di dismissione Ravone costituiscono una zona di particolare interesse all’interno del contesto urbano bolognese. I Prati di Caprara ricoprono una notevole valenza naturalistica e ambientale, per il fatto di essere stati un campo di addestramento militare e pertanto sono stati fino ad ora esculsi dallo sfruttamento urbano, pur godendo di una elevata centralità. Le aree ferroviarie, d’altra parte, costituiscono un altro punto di interesse in quanto si localizzano a cavallo tra due settori urbani distinti, pertanto risultano fondamentali per realizzare una ricucitura ed una connessione tra queste due zone. Dalle foto del sito risulta evidente la forte dicotomia che sta alla base della tensione che si avverte in quest’area: da un lato abbiamo la natura quasi incontaminata e spontanea dei prati di Caprara, dall’altro la distesa di binari che portano ai capannoni della zona industriale. Questa separazione è sottolineata dal percorso di via del Chiù, che costeggiato dal canale, assume l’aspetto di una cicatrice tra le due distinte aree oggetto del progetto.

Criteri progettuali

Lo sviluppo di questo progetto scaturisce da alcune considerazioni di base, derivanti dalle caratteristiche dell’area, desunte dall’analisi del sito. Le principali linee guida del progetto sono:

1) Il verde alto e sviluppato costituisce una grande risorsa, è un bene raro in una zona adiacente al centro di Bologna, pertanto la zona dei prati di Caprara ben si presta per essere riconvertita a parco urbano e a polmone verde della città di Bologna.

2) Conservare il più possibile il verde esistente perché piantarne di nuovo ha un forte impatto energetico. Il parco non deve essere visto solo come luogo di amenità e ricreazione ma come oasi naturalistica e polmone verde.

3) Nelle città moderne manca la connessione visuale con la campagna, pertanto in questo progetto il fulcro è costituito dalla grande presenza di verde accessibile e fruibile visivamente dai nuovi insediamenti residenziali.

4) Limitare il più possibile le nuove urbanizzazioni e di conseguenza l’impermeabilizzazione del suolo per far sì che la città prenda forma seguendo i processi naturali (Hough); le ex-zone industriali del Ravone vengono riconvertite in un parco in modo che le aree produttive compromesse dallo sfruttamento produttivo ritornino alla natura.

Tra gli obbiettivi del progetto vi sono quello di realizzare parchi che necessitino di uno scarso consumo di energia per la manutenzione, e fare in modo che siano i fattori morfologici a condizionare le trame insediative (urbanistica per linee).


Analisi del Progetto

L’area di studio può essere considerata formata da 3 grandi poli, che nei primi schizzi progettuali hanno assunto la forma di “lobi”.

Il lobo 1 si relaziona direttamente con il tessuto urbano consolidato a est dell’area in esame e contiene numerose strutture industriali in fase di dismissione e riconversione.Nell’ipotesi progettuale in quest’ area trova luogo uno sviluppo urbano per fasce, nel quale si articolano uffici e servizi, residenze e spazi verde a schermare e riconnettere il sistema insediativi. Il lobo 1 costituisce una delle testate di accesso più importanti al nuovo quartiere Ravone, in quanto è servito direttamente dalle più importanti arterie di scorrimento del traffico e permette un rapido arrivo alla zone del centro storico di Bologna. Gli spunti di progettazione sono Ernst May a Francoforte, Bakema (unità di abitazione mista), Nash (Crescent sul parco), Purini e Roche (lungo percorso pedonale porticato sul parco).

Il lobo 2 è diametralmente opposto al lobo 1, con il quale va a riconnettersi per ottenere l’obbiettivo della ricucitura urbana delle aree al di sotto della linea ferroviaria, in questo caso però l’accessibilità di questa zona militare risulta più difficoltosa a causa del tunnel che la separa nettamente dall’espansione ovest. Pertanto si è privilegiata riconnessione al resto del tessuto urbano prolungando via Burgatti fino a via Bovi Campeggi che assume la valenza di una strada a carattere decisamente urbano calata in un articolato sistema di parchi. La zona sottostante dei Prati di Caprara è caratterizzata da una vegetazione molto sviluppata,in quando ex zona di addestramento militare e quindi preclusa a qualsiasi utilizzo, pertanto si è deciso di limitarne il più possibile l’urbanizzazione realizzando un parco attrezzato con il centro di servizi ai cittadini “Arco” per valorizzare questa “oasi naturale” (il quartiere organizza visite al parco in primavera) mantenendo i sentieri e la flora esistente. L’assetto del lobo 2 presenta una spiccata valenza di porta di accesso pedonale al parco, che si relaziona direttamente con il sistema del verde sportivo e del “city farming”. Gli spunti di progettazione sono Emilio Ambasz e Paolo Zermani.

Il lobo 3 si trova in una posizione perpendicolare all’asse costituito dalla connessione dei lobi 1 e 2 e presenta una fitta vegetazione notevolmente sviluppata, che rende possibile la sua valorizzazione come “polmone verde” della città di Bologna, in quanto è direttamente accessibile da via Saffi. L’assetto da dare a questo parco dovrà essere particolarmente rispettoso delle alberature esistenti e limitare il più possibile l’impermeabilizzazione dei suoli. Gli spunti di progettazione sono il parco Citroen a Parigi e i concetti espressi da Hough in “Cities and natural process”.


Critiche

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Licenza

Someright
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Coordinate

Latitudine: 44° 30′ 36′′ N
Longitudine: 11° 19′ 12′′ E
Scala: 1 a 500

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Tavole

TAVOLA1

Analisi

Lobi

Lobi

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Permebilità

TAVOLA2

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TAVOLA3

Planimetria

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Diagrammi solari

TAVOLA5

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TAVOLA6

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